Siamo da qualche mese in prima media e tra le tante cose belle che stiamo facendo a scuola, tra una difficoltà e un’altra legate alla pandemia, c’è una forma di scrittura che non conoscevamo: la scrittura condivisa!

Le nostre quattro classi prime si sono cimentate nella stesura di una storia “a staffetta” sul tema del bullismo. Dopo aver parlato tanto in classe di questo argomento, dopo aver visto filmati e fatto riflessioni, abbiamo concluso che la gentilezza vince sempre su tutto e lo abbiamo voluto scrivere.

La nostra storia di bullismo e di “riscatto” è partita dalla classe 1° A  che ha iniziato a tessere la trama del racconto scrivendo collettivamente il primo capitolo, la classe 1 C ha continuato il racconto con il secondo capitolo, la 1D ha scritto il terzo capitolo e la conclusione è stata scritta dalla 1B.

Ne è venuto fuori un capolavoro di racconto da far leggere a chi, come noi, dice no alla prepotenza e preferisce trovare soluzioni diverse.

L’amicizia, l’accettazione, la pazienza e il riscatto sono le tematiche del nostro racconto che vi invitiamo a leggere convinti che il “fare squadra” deve essere in nostro più grande obiettivo, il gruppo  infatti è la nostra forza .

Perché….insieme è meglio!!!

Buona lettura

Le classi 1A-1B- 1C- 1D dell’Istituto Comprensivo “Raffaello Sanzio” di Porto Potenza Picena

 

“FACCIAMO SQUADRA”

CAPITOLO 1

L’arrivo di Ciro a Tirinto

Classe 1A

C’era una volta un piccolo paese dove tutti gli abitanti si conoscevano.

Sorgeva sul cucuzzolo di una montagna innevata.

Gli abitanti non avevano tante occasioni per divertirsi e i ragazzi del posto, che si conoscevano tutti, trascorrevano il tempo ritrovandosi per strada o  al campetto di calcio.

Tutti in quel luogo aspettavano la primavera quando la neve si scioglieva, i prati ritornavano verdi e il sole riscaldava non solo quel posto ma anche gli animi.

I ragazzi, quasi tutti dodicenni, si organizzavano ogni anno per svolgere il torneo di calcio primaverile che era diventato un evento conosciuto e famoso in tutta la regione.

Da diversi anni la squadra giovanile del paese chiamata “I Tirintini” si aggiudicava il trofeo in palio. Era una squadra temuta dagli avversari per l’aggressività e il gioco scorretto.

Il capitano si chiamava Nico, era muscoloso, con occhi scuri, sguardo cupo e minaccioso.

Era soprannominato “Nico il flagello di Dio” perché quando passava davanti alla scuola tutti gli aprivano la strada e si accodavano a lui come pecore.

A vederlo tra gli adulti sembrava mansueto come un agnellino ma con i coetanei si trasformava in un lupo. I compagni di squadra ne avevano un certo timore e lo assecondavano per non essere esclusi e diventare oggetto delle sue cattiverie.

Un giorno arrivò a Tirinto, Ciro, un ragazzino che si era trasferito dalla città. Era piuttosto minuto e timido, aveva modi gentili e garbati e un modo di parlare corretto, posato, quasi “sofisticato”. Non era facile per lui fare amicizia e in quel posto lo era ancora di meno.

Una domenica mattina uscì di casa. C’era un bel sole, sentiva voci di ragazzi provenire dalla periferia del paese.

Seguì quelle voci pieno di speranza perché avrebbe tanto voluto fare amicizia con qualcuno. Svoltò l’angolo e si trovò davanti il campetto pieno di colori, di suoni, di urla di tifosi!

 Gli si aprì il cuore: il calcio era la sua passione!

 

CAPITOLO 2

La prima partita

Classe 1C

Alzò leggermente lo sguardo e la prima cosa che vide era un cartellone con la scritta “Tirintini vs Gallini”: subito non capiva cosa volessero dire quei due nomi così buffi e bizzarri, ma realizzò che si trattava di due squadre completamente diverse tra loro. I Tirintini, capitanati da Nico, erano l’espressione di una vera squadra professionista: divisa perfetta abbinata anche alle scarpette, capelli ordinati, fisici robusti e muscolosi. Ciro, nel vederli, provava timore, ansia e senso di inferiorità. Notò subito che Nico aveva grande autorità sulla squadra e, urlando a squarcia gola, prendeva decisioni senza ascoltare il parere degli altri. I Gallini invece erano di tutt’altro aspetto: ognuno indossava un abbigliamento di “fortuna”, forse scelto a caso dall’armadio, non erano coordinati e fisicamente poco allenati. Nessuno avrebbe mai scommesso sulla loro vittoria, ma Ciro notò che erano leali tra di loro, onesti verso le regole del gioco, semplici e appassionati. Vedeva nei loro occhi la voglia di divertirsi e la speranza di vincere. 

Mentre la partita procedeva col vantaggio dei Tirintini, nella squadra un ragazzo si infortunò e sembrava che l’allenatore fosse costretto a fermare la partita, perchè mancava un sostituto. Cirò capì che quella sarebbe stata la sua occasione di entrare nella squadra più forte del paese e costruire nuove amicizie.

Mentre Ciro attraversava il campo per raggiungere la squadra, si accorse che i tifosi si zittirono e tutti lo osservavano con disprezzo. Si sentiva diverso, soprattutto da Nico, perchè era fisicamente più cicciottello, più basso e goffo. Rimanevano però in lui sempre la stessa emozione e voglia di giocare e divertirsi.

La partita riprese regolarmente con qualche dubbio tra i Tirintini. Infatti dopo qualche minuto la squadra dei Gallini andò in vantaggio, provocando rabbia in Nico e i suoi compagni. Nico accusò Ciro di essere il responsabile dei goal subiti e lo insultò del suo aspetto fisico e della sua incapacità di diventare un grande calciatore. Inoltre mentre Ciro era davanti alla porta avversaria per segnare il suo primo goal, Nico lo colpì alla caviglia per rubargli la palla e lo gettò a terra con un sorriso diabolico.

La partita si concluse con la vittoria dei Gallini, che festeggiarono abbracciandosi come una vera squadra e complimentandosi tra di loro. I Tirintini non accettarono la sconfitta e, arrabbiati con Ciro, si diressero verso gli spogliatoi.

Ciro sapeva di aver giocato al meglio e di aver dato tutto se stesso per raggiungere la vittoria. Mancava però un vero gioco di squadra!

Ora Ciro aveva paura di raggiungere gli altri: cosa sarebbe potuto succedere?

 

CAPITOLO 3

Un coraggio da leone

Classe 1D

Mentre si avvicinava agli spogliatoi sentiva le gambe tremargli come foglie. Non sarebbe mai voluto entrare perché immaginava che i compagni lo avrebbero offeso e insultato, infatti trovò pronta tutta la squadra ad aspettarlo sulla porta.

Lo misero al centro della stanza, su di lui arrivavano fitti sguardi infuriati e rabbiosi che rendevano l’aria quasi irrespirabile.

Ad un tratto uno di quelli gli aprì il borsone e, presa la merenda che la mamma ogni giorno gli preparava con tanto amore, la gettò sotto l’acqua della doccia. Poi, non contenti di quanto fatto, gliela riportarono e lo costrinsero mangiarla mentre il fragore delle risa e degli schiamazzi riempiva sempre di più la stanza.

Ciro si sentiva morire e inghiottiva la sua merenda senza neanche respirare, con le lacrime che scendevano sulle sue guance, inarrestabili.

Avrebbe voluto che la sua mamma e il suo papà fossero lì con lui a proteggerlo da tanta cattiveria gratuita.

Proprio nel momento in cui credeva di non farcela più, Marco, uno dei compagni della squadra, non rimase a guardare: gli si avvicinò, gli tolse la merenda dalle mani e la buttò nel cestino.

Un grande silenzio soffocò quelle risate cattive, Nico rimase sbalordito nel vedere una scena del genere e non riuscì a pronunciare nemmeno una parola.

Quel ragazzo coraggioso, corretto, forte e gentile aveva spezzato l’indifferenza di un gruppo di ragazzi che non avrebbero mai vinto niente nella vita.

Senza parlare Marco aveva avuto il fegato di farsi avanti, dimostrando ai compagni che non era necessario prendersela con un amico indifeso per sfogare la propria collera.

Marco non si era voluto piegare a tanta prepotenza, mostrando il coraggio di fare giustizia per un compagno e per il valore di una preziosa amicizia che sarebbe potuta nascere con lui.

 

CAPITOLO 4

LA SVOLTA

CLASSE I B

I due tornarono a casa insieme quella stessa sera e parlarono molto.

Marco, quel ragazzo coraggioso che non era rimasto a guardare, aveva già deciso: avrebbe lasciato quella squadra in cui non si sentiva a suo agio già da molto tempo e propose a Ciro di unirsi con lui ad una nuova squadra che si stava formando in paese, i Plebeini.

Ciro accettò con entusiasmo e insieme comunicarono la loro decisione ai vecchi compagni e anche altri giocatori si unirono a loro, lasciando così Nico solo con i suoi più fedeli amici.

Durante il torneo cittadino la squadra dei Plebeini, formata soprattutto da giovani ragazzini, si fece subito notare per la lealtà e la sportività con le quali affrontavano ogni partita, erano piuttosto bravi ma soprattutto si aiutavano tra loro ad ogni sbaglio.

 

Una domenica mattina Nico si trovò solo dentro lo spogliatoio. Fu in quel momento che iniziò a capire i suoi errori e corse al campo dove stava per iniziare una partita molto importante per i Plebeini.

Trovò Ciro e gli chiese scusa per il suo comportamento scorretto provando a giustificarsi dicendo che era invidioso e che aveva paura che lui da ultimo arrivato diventasse il leader della squadra.

 

Ciro accettò le sue scuse e si diedero un bell’abbraccio. Marco, Ciro e gli altri accettarono di far giocare Nico con loro e così si allearono ed entrarono in campo.

La partita fu tesissima ma proprio negli ultimi minuti di gioco Marco passò la palla a Nico che era solo davanti al portiere, pensando facesse gol.

Nico invece la passò nuovamente a Ciro che fece una splendida rovesciata sotto al sette.

Esultarono tutti insieme per il gol, per la vittoria ma soprattutto esultarono per le nuove amicizie che erano nate sul campo e festeggiarono con una bella cena insieme alle loro famiglie.

“Quando ti viene data la possibilità di scegliere se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”

 

Le classi IA-IB-IC-ID  dell’I.C.”Raffaello Sanzio” -Porto Potenza Picena

Anno scolastico 2021-2022

Le insegnanti: Roberta Morgoni, Eleonora Marsili, Stella Nanetti, Flavia Cingolani

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